Devi ristrutturare casa? rispondi a qualche domanda

 

“Ciao, ho comprato casa ed ho bisogno di alcuni consigli…”

Parte così il più delle volte il dialogo che porterà ad una ristrutturazione d’interni. Il futuro committente ancora non è sicuro di cosa abbia bisogno e quindi di come ottenerlo, ha tante idee ma ancora non riesce a fonderle in qualcosa di davvero concludente. Affidarsi ad un bravo architetto è sicuramente il primo e più importante passo da compiere, perchè un professionista ha anche e soprattutto la responsabilità di comprendere le esigenze del suo interlocutore e concretizzarne la soluzione; è questo il lavoro dell’architetto.

Si tratta di un processo delicato, in quanto spesso anche le reali esigenze non sono ben definite e possono essere soggette a diverse indecisioni del committente. Gli esempi a riguardo si sprecano: una giovane coppia che compra un appartamento di due vani, come potrebbe strutturare la propria abitazione? soggiorno con cucina a vista ed una camera da letto potrebbe essere una soluzione “canonica” buona nella maggior parte dei casi, ma altri committenti potrebbero trovare maggiore affinità alle loro esigenze e preferenze con un ambiente open space, o con la cucina a parte. E se questa coppia stesse pensando di avere un figlio, sarebbe possibile ricavare un ambiente in grado di fruire sia da zona giorno che da zona notte?

Questo proposto è un caso, ma ce ne sarebbero tanti altri frutto di infinite esigenze e preferenze. E come detto prima tante volte la nostra committenza può essere indecisa riguardo questi aspetti.

Per essere sicuri di sviluppare un progetto quanto più possibile rispondente alle necessità del nostro cliente, sarà il caso di imparare a conoscerlo. Ovviamente una semplice chiacchierata informale comincerà a dirci molto ma non basterà, ci possiamo quindi avvalere di uno strumento semplice quanto efficace, e cioè un’intervista con una serie di domande ben strutturate, dalle più generiche alle più specifiche, per determinare al meglio le linee guida del nostro lavoro.

La prime domande dovranno ovviamente riguardare chi vivrà nella casa che andremo a progettare. Ma attenzione, non sarà sufficiente il numero degli abitanti: avremo bisogno di conoscere la composizione familiare, l’età (soprattutto di eventuali figli) e le attività, dettagli del lavoro e del tempo libero e così via. Successivamente potremo interessarci anche agli orari di maggiore fruizione di un ambiente in base alla sua natura: ad esempio, avendo individuato due possibili vani per camere da letto, di cui uno con esposizione nord e l’altro sud, sarà il più delle volte preferibile configurare il primo come camera matrimoniale visto che sarà inutilizzato durante il giorno, e lasciare ad eventuali figli quello a sud, che così godranno della luce diurna nell’ambiente che vivranno per la maggior parte della giornata.

Nella mia prassi seguono domande riguardanti “lo spirito” con cui gli ambienti canonici verranno vissuti. Se i metri quadri o altri limiti fisici dell’appartamento ci costringono ad alcuni compromessi, sarà meglio stabilire quali di questi si traducano in soluzioni adatte alla nostra famiglia: se per esempio è preferibile una cucina abitabile ad una più piccola, spostando la zona pranzo in soggiorno, o se al contrario, o se ad un secondo bagno non si preferisca un unico bagno di generose dimensioni, e così via. Sarà evidente l’importanza di questa procedura sin dalle prime domande, e saremo presto alle prese con dettagli sempre più specifici, magari riguardo il numero dei posti del divano o nella scelta tra una cabina ed un mobile armadio.

Noterete che nel corso di questa piccola indagine avremo risposte non solo riguardo le esigenze, come conseguenza diretta alle nostre domande, ma indirettamente otterremo spunti utili anche riguardo tutte le preferenze del cliente, riguardo stile architettonico, tipologia di distribuzione; la sensibilità professionale dovrà tradursi anche nel percepire le informazioni non dette, e persino nel saper interpretare eventuali discrepanze nelle risposte: se per esempio il nostro cliente ha spesso manifestato apprezzamento per gli spazi totalmente aperti, ma nel questionario ci indica la preferenza per tanti vani indipendenti, sarà il caso di approfondire questo aspetto e guidare il nostro interlocutore a delle scelte per lui soddisfacenti.

Il mio consiglio è di sfruttare i risultati di quest’ intervista per stabilire delle linee guida iniziali, ma di non trasformarli in vincoli riguardo gli sviluppi del vostro progetto. Trovo fondamentale offrire al cliente una visione alternativa, non solo una soluzione, sempre attraverso la mia personale interpretazione delle esigenze del committente e delle potenzialità offerte dall’immobile in esame. Tante volte infatti il cliente sarà maggiormente soddisfatto di questo progetto alternativo, e lo sentirà maggiormente rispondente alle sue esigenze: perchè sta all’architetto essere, a tutti gli effetti, il professionista in grado di mettere nero su bianco (e di sviluppare poi dal vero, ovviamente) i pensieri del suo cliente, di dare una soluzione alle sue necessità e di dare voce anche a quei pensieri ed a quelle necessità che il cliente non ha espresso, ma che l’architetto ha saputo cogliere.

 

 

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